Karoubi, il giorno degli equivoci. Riconosce Ahmadinejad come presidente, anzi no.
1/25/2010 05:17:00 PM Posted In Ahmadinejad , Ali Khamenei , Mehdi Karoubi , Mir Hossein Mousavi Edit This 0 Comments »
Un lancio dell'agenzia semi-ufficiale Fars News diffonde la notizia che Mehdi Karoubi, uno dei leader dell'opposizione, avrebbe riconosciuto Ahmadinejad come legittimo presidente della Repubblica Islamica. In realtà le dichiarazioni di Karoubi sono state travisate - probabilmente ad arte - dalla propaganda di regime. Tra precisazioni, equivoci e (parziali) smentite, proviamo a ricostruire il senso di queste parole.
Sembrano sottigliezze lessicali e sofismi, ma nascondono un senso politico importante e, in parte, sfuggente.
Tutto comincia con un lancio dell'agenzia semiufficiale Fars News (gli iraniani la chiamano Farce- "farsa" - News, un motivo ci sarà): "Karoubi riconosce Ahmadinejad come presidente legittimo dell'Iran." Non è - come si può intuire - notizia di poco conto. Milioni di iraniani sono scesi in piazza per contestare le elezioni di giugno, e l'opposizione continua da sette mesi a definire Ahmadinejad e il suo governo un "regime golpista". Riconoscerne ora la legittimità sarebbe una clamorosa inversione di rotta, una resa senza condizioni. Lo sarebbe, se la notizia fosse vera. Invece non lo è.
Il figlio di Karoubi, Hossein, interpellato dalla France Presse, interviene a chiarire. Senza grande successo, a giudicare dal titolo che la stessa agenzia usa per la notizia (Karroubi recognises Ahmadinejad as Iran president); ma, al di là di quel titolo, ciò che si legge tra le righe, se non è una completa smentita, è una precisazione molto sostanziosa: Mehdi Karoubi non riconosce affatto Ahmadinejad come presidente legittimo. Lo riconosce, sì, ma solo come "capo del governo". E non perché sia stato "eletto" dal popolo, ma perché è stato "scelto" per volere del leader supremo. Le elezioni restano, per Karoubi, "truccate", e "a molte domande occorre ancora dare risposte". Addirittura, all'Ayatollah Khamenei Karoubi non fa riferimento come alla "Guida suprema", bensì come al "Signor Khamenei".
Le parole - diceva qualcuno - sono importanti, e quelle che sembrano sfumature - o possono esserlo per noi - nascondono in questo caso significati che rischiano di passare inosservati sui media occidentali. La propaganda del regime ci conta. E infatti, dopo la France Presse, anche il sito della BBC (tanto per fare un esempio illustre) cade nell'equivoco, titolando: Il leader dell'opposizione Karoubi riconosce il presidente. C'è da scommettere che molti giornali seguiranno questa linea, avallando l'immagine di un Karoubi disposto a posizioni "concilianti" e finalmente pronto a riconoscere ad Ahmadinejad il suo ruolo.
Anche se così non è, resta il fatto che le parole di Karoubi sollecitano le interpretazioni degli analisti. E uno dei più attenti tra loro, Scott Lucas, su Enduring America sottolinea la "strana contraddizione" presente nelle dichiarazioni di Karoubi così come sono state riportate dal figlio: "Da un lato Mehdi Karoubi accetta il giudizio dirimente della Guida Suprema e perciò il principio della velayat-e-faqih [che è alla base della costituzione della Repubblica Islamica e su cui si basa il ruolo e il potere della Guida suprema, n.d.r] dall'altro sminuisce la Guida chiamandolo Signor Khamenei". Un'apertura e una chiusura al tempo stesso.
C'è anche chi ricollega le parole di Karoubi direttamente al comunicato numero 17 di Mir Hossein Mousavi, e in particolare al primo dei 5 punti elencati in quel documento, laddove Mousavi indicava come primo passo per la soluzione della crisi "l'accettazione, da parte del governo, ...della propria diretta responsabilità negli eventi verificatisi negli ultimi mesi." In altri termini: un governo c'è, anche se non è stato eletto dal popolo, ma scelto da Khamenei. Questo governo è responsabile di quello che succede agli iraniani, in particolare della crisi economica che si fa sempre più grave. Benché non sia un governo legittimo, è tuttavia l'interlocutore a cui gli iraniani dovranno far riferimento e chiedere conto (per esempio organizzando contro quel governo degli scioperi).
La conferma di questa possibile interpretazione arriva con una ulteriore precisazione di un consigliere di Karoubi, Mojtaba Vahedi. Secondo lui, le parole pronunciate sarebbero state queste: "Una volta che ha giurato, un governo ha la responsabilità di rispondere ai bisogni della gente."
Le parole di Karoubi non sarebbero affatto, perciò, un riconoscimento di legittimità, ma un modo ulteriore per mettere pressione sul governo e soprattutto su colui che viene indicato come il suo unico, vero fautore: il "signor Khamenei".
Karoubi non ha dunque "riconosciuto il presidente dell'Iran", come molte agenzie scrivono oggi e come si continuerà a leggere sui giornali meno attenti: ha, piuttosto, indicato agli iraniani il colpevole, cercando di metterlo con le spalle al muro e di inchiodarlo alle sue responsabilità.
Tutto comincia con un lancio dell'agenzia semiufficiale Fars News (gli iraniani la chiamano Farce- "farsa" - News, un motivo ci sarà): "Karoubi riconosce Ahmadinejad come presidente legittimo dell'Iran." Non è - come si può intuire - notizia di poco conto. Milioni di iraniani sono scesi in piazza per contestare le elezioni di giugno, e l'opposizione continua da sette mesi a definire Ahmadinejad e il suo governo un "regime golpista". Riconoscerne ora la legittimità sarebbe una clamorosa inversione di rotta, una resa senza condizioni. Lo sarebbe, se la notizia fosse vera. Invece non lo è.
Il figlio di Karoubi, Hossein, interpellato dalla France Presse, interviene a chiarire. Senza grande successo, a giudicare dal titolo che la stessa agenzia usa per la notizia (Karroubi recognises Ahmadinejad as Iran president); ma, al di là di quel titolo, ciò che si legge tra le righe, se non è una completa smentita, è una precisazione molto sostanziosa: Mehdi Karoubi non riconosce affatto Ahmadinejad come presidente legittimo. Lo riconosce, sì, ma solo come "capo del governo". E non perché sia stato "eletto" dal popolo, ma perché è stato "scelto" per volere del leader supremo. Le elezioni restano, per Karoubi, "truccate", e "a molte domande occorre ancora dare risposte". Addirittura, all'Ayatollah Khamenei Karoubi non fa riferimento come alla "Guida suprema", bensì come al "Signor Khamenei".
Le parole - diceva qualcuno - sono importanti, e quelle che sembrano sfumature - o possono esserlo per noi - nascondono in questo caso significati che rischiano di passare inosservati sui media occidentali. La propaganda del regime ci conta. E infatti, dopo la France Presse, anche il sito della BBC (tanto per fare un esempio illustre) cade nell'equivoco, titolando: Il leader dell'opposizione Karoubi riconosce il presidente. C'è da scommettere che molti giornali seguiranno questa linea, avallando l'immagine di un Karoubi disposto a posizioni "concilianti" e finalmente pronto a riconoscere ad Ahmadinejad il suo ruolo.Anche se così non è, resta il fatto che le parole di Karoubi sollecitano le interpretazioni degli analisti. E uno dei più attenti tra loro, Scott Lucas, su Enduring America sottolinea la "strana contraddizione" presente nelle dichiarazioni di Karoubi così come sono state riportate dal figlio: "Da un lato Mehdi Karoubi accetta il giudizio dirimente della Guida Suprema e perciò il principio della velayat-e-faqih [che è alla base della costituzione della Repubblica Islamica e su cui si basa il ruolo e il potere della Guida suprema, n.d.r] dall'altro sminuisce la Guida chiamandolo Signor Khamenei". Un'apertura e una chiusura al tempo stesso.
C'è anche chi ricollega le parole di Karoubi direttamente al comunicato numero 17 di Mir Hossein Mousavi, e in particolare al primo dei 5 punti elencati in quel documento, laddove Mousavi indicava come primo passo per la soluzione della crisi "l'accettazione, da parte del governo, ...della propria diretta responsabilità negli eventi verificatisi negli ultimi mesi." In altri termini: un governo c'è, anche se non è stato eletto dal popolo, ma scelto da Khamenei. Questo governo è responsabile di quello che succede agli iraniani, in particolare della crisi economica che si fa sempre più grave. Benché non sia un governo legittimo, è tuttavia l'interlocutore a cui gli iraniani dovranno far riferimento e chiedere conto (per esempio organizzando contro quel governo degli scioperi).La conferma di questa possibile interpretazione arriva con una ulteriore precisazione di un consigliere di Karoubi, Mojtaba Vahedi. Secondo lui, le parole pronunciate sarebbero state queste: "Una volta che ha giurato, un governo ha la responsabilità di rispondere ai bisogni della gente."
Le parole di Karoubi non sarebbero affatto, perciò, un riconoscimento di legittimità, ma un modo ulteriore per mettere pressione sul governo e soprattutto su colui che viene indicato come il suo unico, vero fautore: il "signor Khamenei".
Karoubi non ha dunque "riconosciuto il presidente dell'Iran", come molte agenzie scrivono oggi e come si continuerà a leggere sui giornali meno attenti: ha, piuttosto, indicato agli iraniani il colpevole, cercando di metterlo con le spalle al muro e di inchiodarlo alle sue responsabilità.
Marco Curatolo


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